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Diario
23 aprile 2007
Berlino
Il cielo sopra di me e´immenso. E torno a volare. Lontano. Lontano. Lontano.
Ciao.
| inviato da il 23/4/2007 alle 11:31 | |
6 aprile 2007
Tombola
La prima cosa che mi viene in mente quando penso di tradirti, e il sei, che è un numero grasso, satollo, seduto, che non va da nessuna parte.
Il sei sono io, e dentro la pancia ci sei tu, e l’eventuale amante.
Quando stiamo insieme, mi sento un otto, con corpo e testa che funzionano all’unisono, e che si concludono in un nodo. La testa non è altrove, non è il solito zero, La testa è sopra il corpo , e non di lato come nel nove.
A volte siamo un undici, alti uguali. A volte un sedici, io seduto che mi guardo l’ombellico, e tu alto e dritto, e solido. Oppure sei tu che te lo guardi, ed io dall’alto un po’ tronfio osservo te, ottantasei. A volte siamo un venti, dove quel due volta le spalle allo zero, che pensa soltanto e tra poco esplode, e a volte un trentatre, o un ventidue, o anche un quarantaquattro, dove uno insegue l’altro, che non si volta a guardarlo. A volte, più che un sessantanove, siamo un novantasei, e a letto non sappiamo che ascoltare se l’altro russa. A volte sono uno, uno solo, e penso solo a me, al fatto di essere appena all’inizio quando, chesso’, gia dovrei essere cinquanta o almeno trenta. A volte son 40, senza di te che sei di nuovo uno, e tira il dado e ripassa dal via, salta tutto e torna a casa.
A volte io sono uno, qui, e tu sei uno li. E non possiamo farci niente.
Tre sette nove undici
Trentatre quarantasette, ottantotto(due teste piene ancorate ad un corpo).
Tre quatto sette sette sette tre quattro otto tre due . Piove di la? Vorrei averti qui, e parlarti.
Tre tre nove otto quattro sette uno quattro venti e tre .Come va?
Cento di rado, cento sul divano davanti la tivvù, cento sul fiume a guardare le anatre, cento buongiorno, è un nuovo giorno con te.
Mille ancora no, forse viene o forse no.
| inviato da il 6/4/2007 alle 12:4 | |
5 gennaio 2007
R.S.V.P.
La difficoltà principale quando scrivo la incontro nell'idea che gli altri hanno di me. Sostanzialmente baro.Quando scrivo, quando parlo, quando mi racconto, invento una realtà paralella e più presentabile. Disonesta, ma più accattivante. Ipocrita, ma più gentile. Eppure. Non diversamente da chi mi sta intorno, sono composto di meschinità e di cattiveria.Il sessanta per cento delle cose apprezzabili del mio carattere sono fatte in funzione di un quieto vivere sociale. Un restante venti per cento è equamente suddiviso in atti compiuti per affetto, in azioni sincere dovute ad una schiavitù dei sentimenti inevitabile; e azioni mosse dai sensi, che altro non sono che grasse dichiarazioni di egoismo che ben si interpolano ad altrui desideri. Tutto ciò che rimane, è casuale.
Mi barcameno come tutti tra rapporti umani surreali che una dose eccessiva di sincerità brucerebbe in meno di un attimo. E pochi e rari rapporti complessamente sentimentali. Quattro o cinque amici , sostanzialmente. Distanti, per'altro. Qualche familiare. Uno o due amanti.
Il sesso resta naturalmente la cosa più semplice .
Sto diventando un disadattato sociale.
| inviato da il 5/1/2007 alle 1:0 | |
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